Cosa faresti se potessi scegliere il tuo addio al celibato?

Cosa faresti se potessi scegliere il tuo addio al celibato? Il punto è questo, non puoi scegliere. A farlo per te, ci pensano i tuoi amici. Quelle persone che ti circondano da quando portavi i calzoncini corti, quelli che hanno condiviso la parte peggiore di te, quelli che conoscono i tuoi gusti, le tue passioni, i tuoi interessi, i tuoi segreti. E di solito negli addii al celibato e al nubilato si mettono in discussione anni e anni di amicizia vera e chilometri di asfalto percorsi insieme.
Non parlo di voi, cari amici, che cercherete di rendere indimenticabili i nostri addii, ma di altri amici, quelli che hanno fatto passare gli ultimi momenti da single dei futuri sposi, in questo caso britannici, all’insegna del trash e al limite della decenza.
Dougie Wallace, fotografo scozzese, ha immortalato i momenti più paradossali, estremi e assurdi degli addii al celibato e nubilato.
I suoi scatti, tra parrucche colorate, tulle e travestimenti, rivelano feste folli sicuramente indimenticabili.

addio al celibato

Ecco a voi degli spunti, tutto ciò che lascia presagire alla vostra immaginazione questi scatti è tutto quello che dovrete considerare un punto di partenza… Purché non dimentichiate ciò che possa o meno divertirci!

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Anche noi stiamo con la sposa

Io sto con la sposa! Potrebbe suonarvi come l’ammissione meravigliata della mia personale presa di coscienza nel focalizzare che stia per sposare la mia compagna… ed invece no.

Questa è una storia che avrei voluto raccontare qualche mese fa, ma tempo e concentrazione non vanno di pari passo ultimamente. Perciò eccovi persa l’occasione di diventare piccoli produttori cinematografici – tramite un crowd funding (per i più un’anglosassone colletta) – di un docufilm che sta attirando su di sé grandi attenzioni, tanto da cominciar a sentire il profumo di Venezia e i ruggiti di piccoli leoncini dorati.

E’ una storia che amo definire così come vien presentata: “Tanto fantastica quanto dannatamente vera. Un coraggioso atto di disobbedienza civile.”

Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry hanno ripercorso con delle macchine da presa l’incontro avvenuto a Milano nello scorso novembre tra un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano con cinque palestinesi siriani in fuga dalla guerra che attanagliava le loro vite, arrivati a Lampedusa con un viaggio di ultima classe a bordo delle loro speranze. I due decidono di aiutare il gruppo a tagliare l’Europa per arrivare in Svezia, la loro araba fenice. Per poterci arrivare però serve un piano che evitasse l’eventualità d’essere arrestati come contrabbandieri, ecco quindi l’idea: inscenare un matrimonio. Quale poliziotto di frontiera chiederebbe mai i documenti ad una sposa? Come sempre le idee più geniali hanno le sembianze di battute spiritose che però pian piano perdono di simpatia quando l’idea stessa incontra degli audaci complici. Così in ventitré ragazzi e ragazze si incontrano all’alba del 14 novembre 2013 davanti alla stazione di Milano Centrale, tutti/e in ghingheri come se stessero per andare ad un matrimonio per davvero. Da lì mille avventure e tante tappe, a cercar di ricaricare batterie in letti di gente che condivide lo stesso pensiero, passando per Marsiglia, Bochum, Copenaghen e finalmente Stoccolma.

Il film potrebbe addirittura vedere l’assenza dei registi in sala per la prima se fossero condannati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ciò è proprio quello che non ci auguriamo, sperando invece possano poter abbracciare di persona ogni singolo donatore che ha fatto sì che questa pellicola prendesse vita in tempo per potersi iscrivere al festival di Venezia. Così è stato!

In bocca al lupo ragazzi.

Un matrimonio che sa di Madeleine

Oggi è venerdì e, di per sé, è una di quelle giornate felici a prescindere. Fine della settimana lavorativa, stop agli obblighi, via ai piaceri e a una due giorni di full immersion nelle cose che veramente amo fare. E a pensarci bene, la scelta del giorno “perfetto” potrebbe ricadere su di un venerdì, un venerdì di quel famoso agosto del 2015.

Ma non è questo il punto. Fortunatamente lavoro al centro di Roma e, quindi, prima di arrivare in ufficio posso ammirare qualche “Grande bellezza” della sempre eterna capitale che, anche se un po’ in disfacimento, toglie comunque il fiato.

Ripeto non è questo il punto. Roma, così come il venerdì, oggi rappresentano solo la cornice di quel che è accaduto.

Avete presente la Madeleine di Proust? Quel biscotto dolce inzuppato nel tè che ha il potere, col suo profumo e il suo sapore, di riportare alla luce memorie e ricordi passati? Bene, passeggiando di venerdì per il centro di Roma, mi sono imbattuta nelle scene più romantiche ed emozionanti della mia vita che hanno fatto trasalire le emozioni e i ricordi del giorno in cui i miei nonni hanno festeggiato i loro 50 anni di matrimonio. Dopo anni, ho rivissuto le stesse sensazioni: in piazza della Repubblica, una macchina era parcheggiata nello spiazzo antistante la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, l’anziano uomo, profumato e ingiacchettato, apriva lo sportello alla sua amata moglie. Quella delicatezza, quel modo di guardarsi dopo tanti anni trascorsi insieme, quell’emozione che traspirava dai loro comportamenti mi hanno riempito di gioia.

Amore a ogni età

La sintesi è che io ho già superato quei maledetti “enta” e non so se arriverò a baciare quel rugoso, pantofolone, cocciuto ultra ottantenne di mio marito.

Sposarmi io?! Tzè…

“Ah… Non succederà mai!” è stato il leitmotiv di quasi una vita alle orecchie di chi mi chiedeva: “ma tu, quando hai intenzione di sposarti?”

Non sfiducia, né egoismo, ma l’idea di desiderarmi perennemente mio, privo da legami burocratici, esente da catene che ti riportano a cuccia prima d’accorgertene, al di là di un sistema che ti vuole simile ad ogni altro a tutti i costi: in casa tutte le sere a tirar delle somme che non quadreranno mai. Ecco! Da buon matematico avevo deciso di semplificare l’equazione: “non mi sposo!” M’accontentavo di pensare che una convivenza potesse bastarmi e saziare il desiderio d’intraprendere il mestiere più duro del mondo, quello d’esser compagno e padre. Una semplice convivenza, perchè scioccamente credi ti possa posizionare all’interno di un cosmo in cui poter fluttuare a braccetto col tuo ego ancor più pompato, libero di poter correr ovunque ne avessi voglia.

Poi però accade qualcosa… (accade sempre qualcosa!)

Pensi che di catene puoi non averne, se assieme costruisci una base solida e sincera, tanto da render improbabile qualsiasi fischio da richiamo. Pensi che il talento algebrico è presto messo a suo sostegno, tanto da far quadrare i conti d’entrambi. Accade che forte d’un desiderio che s’alimenta di buoni esempi di vita, di coppie mature e reciprocamente rispettose, cominci a sentirti davvero libero se corri assieme a lei, dando molta meno importanza ai prati sui quale fluire. La magnificenza di ciò sta nel fatto che prender coscienza che sia lei a far sorgere una nuova luce ai tuoi orizzonti mette fine ai passi da percorrere, per godersi così un gran bel panorama!

[Mai dire mai è una frase stupida, l’hanno detta troppe volte.
Prendi me ad esempio che con questa storia del “mai dire mai”
ho detto e fatto cose che mai e poi mai avrei voluto dire o fare mai]

Sì, lo voglio?!

Tante volte ho cambiato idea sul matrimonio almeno quante volte la terra gira intorno al sole.
Da piccola giocavo con il mio amico d’infanzia alla “famiglia”. Gli dicevo: “facciamo che io sono la mamma e tu il papà”. Non conoscevo, ovviamente, cosa fosse il matrimonio in quanto unione legittima dal punto di vista giuridico o sociale, pensavo all’unione familiare, allo stare insieme e al creare legami. Solitamente, nei giochi di un tempo, finivo sempre per cacciare mio marito perché non adempiva ai suoi obblighi familiari. In sintesi, non faceva mai quello che io gli ordinavo di fare. Però lui tornava sempre dopo e il gioco poteva ricominciare.

Crescendo, sui banchi di scuola, iniziavano i primi sussulti al cuore e ogni sguardo o relazione (anche solo univoca, essendo l’unica dei due a sapere dell’esistenza), sognavo ad occhi aperti il nostro sposalizio. Davanti all’altare, sotto gli occhi di Dio e alla presenza di un milione di invitati ci univamo in matrimonio.

foto di Dmitri Markine

foto di Dmitri Markine

L’immaginazione a dir poco squilibrata della mia mente arrivava addirittura all’enunciazione dei consensi del fantomatico sacerdote:

“M.I. (n.d.r. marito immaginario), vuoi prendere S. (n.d.r. Stefania) come tua sposa
promettendo di esserle fedele sempre,
nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia
e di amarla e onorarla tutti i giorni della tua vita?”

L’unione consacrata culminava, in perfetto stile hollywoodiano, con un bacio tale e quale, per intensità e passione, a quello tra Clark Gable e Vivien Leigh in Via col vento.

Via col vento

Via col vento

Dopo diversi matrimoni immaginari e quaderni in cui scarabocchiavo la mia firma con il cognome del mio presunto marito, ho affrontato l’argomento “matrimonio” seriamente, o perlomeno concretamente, con i miei ex.
Le idee che avevo sul matrimonio andavano e venivano confusamente. Passavo velocemente dal “Sì, lo voglio” a “il matrimonio è la tomba dell’amore” come una bimba cambia idea sul possesso del giocattolo con cui vuole divertirsi. La volubilità in tal senso predominava.
Col passare del tempo, e dei tempi, la mia idea di matrimonio ha preso forma. MATRIMONIO, NO GRAZIE. Non mi piaceva il pensiero di condividere la mia vita per l’eternità con un altro essere umano, né immaginare il deterioramento della coppia, silenziosa e imbambolata davanti allo schermo del televisore, seduta su poltrone impolverate. Per non parlare dei problemi, dei figli, del mutuo e della monotonia della ripetizione.
Anche la società, in fondo, ha fortificato le mie convinzioni. Sarà la difficoltà del vivere umano, saranno i cambiamenti della collettività che hanno visto un aumento esponenziale dei divorzi e un mutamento del vivere insieme come coppia che ha rafforzato la mia tesi. Che senso ha sposarsi in fondo se poi si tradisce, ci si lascia, si azzera la comunicazione e d’un tratto l’amore finisce? Ricordo ancora le chiacchierate con la mamma sui matrimoni falliti e sulle separazioni, sui tradimenti e sul ripiego dell’amore in convivenza. “Se va, va!”. Altrimenti pronte le valigie, si chiude la porta e si va avanti con il nuovo portone.
Un giorno, però, dondolando sull’altalena dei miei pensieri, ho semplicemente scelto di provarci e di credere nell’Amore.
Tra lo sguardo attonito dei miei e l’emozione dei suoi, ho ricordato quella foto in cui i miei nonni hanno festeggiato le loro nozze d’oro. Gli anni erano passati, la maggior parte della loro vita ormai era alle spalle, le rughe solcavano i loro visi, i capelli in meno facevano largo a fronti sempre più alte, eppure sorridevano e si tenevano la mano con l’emozione di due quindicenni che si guardano per la prima volta.
Ed è proprio così che mi piacerebbe vedermi.

50 anni d'amore

50 anni d’amore

Benvenuti

Abbiamo appena messo alle spalle un capodanno che ci ha visti decisamente poco in forma, ma nonostante ciò allo scoccare della mezzanotte, nel calore d’una cucina pugliese tra sguardi malaticci ed assonnate intese, il nostro primo pensiero di questo 2014 è stato: “Cavolo, il prossimo anno ci sposiamo! Ci credi?”

Il motivo che ci ha spinti a condividere le nostre emozioni con voi, su questo mezzo ben più privato di una pubblica piazza come i classici social, è la voglia di rendervi partecipi in quelli che saranno i passi verso quel fatidico giorno d’agosto. Le idee, le scelte, i luoghi e i suoni che si susseguiranno e avranno culmine sotto stelle e candele  desidereremmo accompagnassero anche voi in questo cammino, soprattutto perché ciò c’aiuterà a credere che sta succedendo per davvero…

Abbiamo solo un unico desiderio per l’utilizzo di questo blog, ovvero: divertitevi!

Cominciate a farlo già d’ora.

Ste e Fra