La certificazione

Finalmente! Finalmente – vi chiederete – ci siamo. Finalmente manca una settimana. Finalmente la finite con ‘sto pippone sui giorni che vi separano dal fatidico sì, la finite con le ultime cose da fare, con ciò che vi siete scordati, con ‘ste sorprese troppo mielose… E no! Finalmente una busta tanto attesa è arrivata a destinazione, vi dirò!

Ricorderete tutti delle prerogative sul calcolo dell’impatto ambientale per il giorno del nove agosto, quello studio tramite il quale è possibile valutare le emissioni di anidride carbonica di una specifica attività, consentendo poi di pareggiare le emissioni di CO2 con tanti alberi quanti ne servono perchè le stesse emissioni vengano riportate a zero. Bene, finalmente abbiamo qualcosa da farvi vedere, da mettere in mostra la prossima domenica. Più di quel che indosseremo!

2450 kg di anidride carbonica. Gli spostamenti, l’acqua e l’energia che consumeremo, quella che consumerà il catering, l’immondizia generata, tutto ciò – e molto altro – emetterà circa 2450 kg di anidride carbonica. A pareggiare 2356 mq di vegetazione targata agostodelduemilaquindici verranno immessi nell’ecosistema costaricano.

Tutto ciò ci mette una gran gioia addosso e possiamo far felici anche voi, soprattutto alcuni, confidandovi che i fondi utilizzati non sono stati detratti dal budget per le bomboniere, quindi potete dormire sogni tranquilli! Avrete comunque qualcosa da portare a casa.

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Quanto ci costa il nostro impatto zero?

Con l’inverno quasi alle spalle comincia a salire una strana sensazione su per la schiena che credo possa paragonarla solo agli attimi prima del sillabare da parte di un prof a caso il mio nome per reclamare la mia presenza alla cattedra, esigendo così d’interrogarmi. (Mai esiger nulla prof! è stato il mio motto alle superiori…). Questo stato d’animo di mix tra lo scazzo e il “Ma la smetti di dì fregnacce?” mi aggroviglia lo stomaco quando tra i popoli divulghiamo il vangelo secondo noi, dal titolo “Tutto per nosta amata Terra“. Sì perchè io e Stefania ci siam trovati da subito d’accordo nel percorrere ogni passo verso ‘sto 9 agosto con una rara attenzione sull’argomento, consci persino di cosa potesse economicamente significare organizzare un matrimonio eco-friendly. E la cosa che più mi stuzzicava personalmente era poter essere da esempio per qualcun altro nel belpaese, viste le difficoltà date dall’ignoranza e dal pigro disinteresse sulla questione. “Strano!” mi verrebbe da pensare visto che siam sempre tutti pronti a spegnere una lampadina il giorno del M’Illumino di meno o a limitarci nel mettere un misero like sull’evento così in voga su facebook dal nostro computer attaccato inenterrottamente alla presa anche la settimana di ferie mentre siamo al mare…

Perchè la nostra idea prendesse vita, tra una lettura e l’altra, ci siam ritagliati del tempo per incontrare persone che ne sapessero più di noi. I confronti son stati tutti molto stimolanti, tante le attenzioni da considerare già annotate sul nostro taccuino, ancor più le cose alle quali ancora non avevamo pensato!

Le prime difficoltà son sorte subito con ristoranti e catering. La maggior parte dei nostri interlocutori ci ha etichettati come modaioli data la tendenza dell’eco-friendly, (anche se dubito che abbiano mai capito di cosa si stesse realmente parlando…). Quasi nessuno ha saputo risponderci sull’effettiva provenienza dei prodotti proposti, zero coloro i quali avrebbero potuto garantirci una cena del tutto biologica. Alla fine decidiamo di far vincitore colui il quale lavora con spese quotidiane e a chilometro zero, scegliendo noi prodotti rigorosamente di stagione. Ci pare già qualcosa!

Una mattinata entusiasmante, ma affatto brillante sull’argomento, l’abbiamo passata col nostro fiorista. Uomo meraviglioso con una fantasia d’arredo oltre ogni limite, tanto quanto i chilometri da far fare ai fiori di stagione richiesti purtroppo. Sembra infatti che lavorare con la flora locale non si possa fare, visto che ci saranno treni olandesi a fargli recapitare quel che già vediamo crescere sulle colline della Valle d’Itria. Ma vabbè, mettiamo in conto pure questa!

Contro altri muri di gomma ci siamo imbattuti ogni qual volta si è entrati in una cartoleria, stamperia e/o tipografia. Sì perché la nostra amata certificazione FSCcertificazione che attesta la provenienza del prodotto di origine legnoso, carta in questo caso, da foreste gestite in maniera responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici – sembra non entrare nelle attenzioni dei titolari e/o commessi. Niente di niente! Per i più attenti m’è toccato fare loro da scuola sulle certificazioni in genere. Fortunati i prossimi…

Le battaglie più cruente però, mi spiace ammetterlo, son venute fuori nei raffronti sulle fedi. Qui le opzioni sono fondamentalmente tre:

  • Comprare delle fedi come tutti quanti, ignari di cosa sia successo per estirpare il metallo, trasportarlo, lavorarlo, con inimmaginabili consumi di acqua e acidi, che chissà dove e come poi vengano smaltiti. Di certo è la scelta più economica, visto che la guerra tra gioiellieri ha portato la coppia d’anelli da 4 grammi per singola fede a quotare poco meno di €300 dal miglior offerente.
  • Ammucchiare tutto l’oro ricevuto tra battesimi, comunioni, cresime e festività varie perché possa essere sciolto e lavorato per dar nuova vita al simbolo del legame. Tutto ciò porterebbe ad un risparmio economico della sola materia prima, che però deve poi subire i rincari della manifattura, di altri metalli – oro compreso – per portar la lega nuovamente al 750, senza contare che acidi e solventi anche in questo caso verrebbero utilizzati nel processo produttivo per poi riconsiderare l’incognita relativa allo smaltimento.
  • Comprare gli anelli in oro solidale. “Esiste davvero?” ci chiedevamo. Sì esiste miei cari! E altri non è che oro come nei casi precedenti, ma con la peculiarità di essere stato estratto (e lavorato) con metodi per nulla invasivi per l’ambiente e in pieno rispetto delle popolazioni e dei lavoratori del posto. Tutto ciò, per ovvi motivi, porta quest’approccio etico alla vita ad avere, come sempre, un costo.

Ecco, su tutto ciò (e su molto altro), è stato ed è difficilissimo far capire quanto ci teniamo affinché alcuna azione del prossimo 9 agosto sia nociva per i già precari equilibri ambientali del nostro sistema. Noi ce la stiamo mettendo tutta! Addirittura compensando le emissioni che calcoleremo verranno rilasciate con spostamenti, consumi, smaltimenti… Non è infatti un caso aver scelto municipio e masseria nello stesso paese! Quindi vi chiediamo davvero di darc(v)i una mano, anche solo non buttando il cellofan del vostro pacchetto di sigarette per strada quel giorno, visto che davvero una piccola e insignificante azione potrebbe non pareggiare gli alberi che da qualche parte nel mondo verranno piantati affinché il nostro matrimonio sia realmente ad impatto zero. Magari, chissà! Potreste prenderci gusto.

Ulivo sospeso

Ulivo sospeso