L’ansia da prestazione

Le spose si sa sono per natura ansiose. Si noti bene, qui si parla esclusivamente del genere femminile tendenzialmente nevrotico e quotidianamente atto a pratiche di isterismo. Alla soglia del matrimonio queste caratteristiche, molto apprezzate dal genere maschile, si amplificano. In fondo è comprensibile quella donna deve aprire la bocca e pronunciare una sola sillaba, sì! Madonna che ansia.

Ne ho conosciute diverse in questo periodo e ce ne sono davvero di tutti i tipi: quella che ha l’ansia metabolica del tipo “se mangio anche solo insalata ingrasso”, la sposa con l’ansia temporale, sta facendo il countdown da quanto aveva 6 anni, poi c’è la maniaca del controllo, decide anche il colore della biancheria intima degli ospiti, la sposa wedding planner e fashion victim che ha l’ansia da prestazione modaiola altrimenti sei out. Poi ci sono io: la sposa con brufoli da quindicenne sparsi su tutto il viso, a macchia di leopardo, herpes, occhiaie che arrivano alle ginocchia e un viso così sciupato da fare concorrenza ai bambini del Biafra. E chi se ne frega. Sì, sono la sposa chi se ne frega.

Quattro giorni in Puglia per rivedere il tutto con i fornitori e consegnare gli ultimi inviti. Torno a Roma con un viso rigenerato, brufoli e herpes spariti. Quattro giorni a casa e due chili presi. Amici, due chili presi! Quindi, attenzione cari invitati (soprattutto “forestieri”) fatevi venire una bella botta d’ansia perché al termine del matrimonio quei 5 chili a testa non ve li toglie nessuno! Viva la Puglia!

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Dimmi che scarpa indossi e ti dirò chi sei

Le scarpe, insieme all’abito da sposa, al bouquet, alla location, alle bomboniere, alle partecipazioni di nozze, e perché no anche allo sposo, sono tra gli elementi principali del grande giorno. È da come si decide di vestire il proprio piede che dipenderà la riuscita di quella giornata e del futuro matrimonio. Non sono ammessi errori. Sono poche le donne che osano scegliendo un abito corto e dando ampia visibilità ai tacchi. Le meno spavalde le nascondono sotto strati e strati di stoffa lunghissimi.

Pieni di pailletes e strass (quest’anno va di moda la scarpa gioiello #sapevatelo) di luccichini e di pizzi! Tacchi a spillo, décolleté, sandali, colorate, a stivaletto, ballerine (#moooooltosexy), col plateau, peep toe (la scarpa come il calzino bucato sul pollicione), ma anche converse, anfibi e stivali. Alcune spose, quelle più romantiche, applicano un cuore. Da ricordare: la scarpa non si deve intonare solo con l’abito da sposa, ma deve fare pendant anche con il bouquet, con la location e con la pochette del taschino dello sposo, mica pizza e fichi!

Poco importa che la sposa le debba indossare per tredici ore. Non bisogna dimenticare che se bella vuoi apparire, un poco devi soffrire! Secoli e secoli di sapienza popolare.

E così, armata della saggezza nazionalmartinese della mamma e dalla santa pazienza del papino, entro in tutti i negozi di scarpe di Roma e dei Castelli. Evvai! Sogni che si realizzano: shopppping+scarpe+paga papà. Che vuoi di più?

Purtroppo, non essendo una sposa audace o vittima della moda, ho sempre avuto un’idea molto pratica della scarpa: deve essere comoda, basta che sia dello stesso colore dell’abito e che ci possa ballare tutta la notte! Insomma, modello ciavatta!

Ma per un matrimonio perfetto, la scarpa deve essere splendida e non propriamente la più  comoda da indossare, tanto dopo la cerimonia è un’ottima idea prevedere un secondo paio di scarpe. Bene, è ciò che io voglio indossare dall’inizio della cerimonia!

MA… QUESTA SCARPA NON ESISTE. A meno che non la compri da Melluso.

Se ti vuoi sposare, devi soffrire. E’ la prima morale che ho imparato.

Angela, mani di forbice.

Ed anche la prova parrucco è andata. Dopo le mega abbuffate pasquali, ho preso un appuntamento con la Parrucchiera. Non una qualunque, ma quella di sempre. Basti pensare che, nonostante i tanti anni passati a Roma, permetto solo a una donna di mettere le mani sulla mia testa, donna che purtroppo è distante dalla Capitale 500 chilometri.
Avevo le idee ben chiare e pochi fronzoli per la testa. Di foto e siti internet ne ho spulciati a bizzeffe, alla ricerca di quella che possiamo definire l’acconciatura del gran giorno. No alla “cofana”, ma qualcosa di naturale e morbido. Le è bastato vedere la foto dell’abito scelto per cominciare a “operare”. In poco tempo, armata di spazzola e forcine, ha spazzato via piccoli dubbi e mi ha mostrato diverse acconciature. Con le sue mani magiche è riuscita a far emergere dal riflesso di quello specchio una Stefania vera, brillante, bella.
Una vera professionista. Potrebbe essere addirittura inutile dire che di strada ne ha fatta tanta, 30 anni di esperienza alle spalle (ma avrà cominciato nella pancia della mamma?!) e che utilizza solo ed esclusivamente prodotti di qualità.

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Angela Semeraro, ti accoglie nel suo salone, sapientemente arredato, insieme alle sue simpaticissime ed esperte collaboratrici. Sul tema acconciature wedding è superespertissima: ad esempio, una delle acconciature da sposa che va per la maggiore sono le trecce, ma attenzione nel 2015 sono già out! (E mica lo sapevo…).

Io, non faccio caso a questi dettagli, ma sono i particolari a fare la differenza e Angela li cura con passione.

Vi consiglio di entrare da Acconciature Angela Semeraro anche semplicemente per il massaggio rilassante e rigenerante al cuoio capelluto durante il lavaggio e di dare un’occhiata alle immagini pubblicate sull’account di facebook per farsi un’idea dell’eccellente lavoro… Chissà, forse troverete qualche foto che mi ritrae, o forse no!

Che coss’è l’amor?

Puoi porre questa domanda a chiunque e tutti risponderanno in modo differente perché differenti sono i modi in cui si manifesta. Probabilmente anche la voce ingenua del bimbo più timido al mondo potrebbe chiarire ogni dubbio in materia, potrebbe spiegare ai grandi cos’è quel sentimento totalizzante che fa a pugni con la ragione.

Non ci sono prove scientifiche, nonostante molti sforzi fatti negli anni, ma il cuore batte là dove il dente duole. L’amore fa male, fa soffrire, ti spezza il respiro e, come in un’altalena di alti e bassi, ti riporta su facendoti sentire leggero, ebbro di gioia, vincente. Non voglio dare lezioni di amore, né salire sul piedistallo della critica, per me l’amore non è niente più che una semplice equazione: amore uguale amore punto. L’incognita sta nel futuro. Non ci sono spiegazioni, elucubrazioni, teorie o strategie. Si manifesta chimicamente, si scioglie umanamente, si complica diabolicamente. Pensate di essere stati colpiti da Cupido? Vi sentite bombardati dai ferormoni? L’amore è così. Non puoi farci nulla, o forse sì?

Per secoli, filosofi e poeti si sono imbattuti nella questione amorosa nel tentativo di dare una risposta, o perlomeno, di fornire una loro interpretazione. La mia versione abbraccia la filosofia platonica e quell’idea di amore per cui due anime si incontrano perché talmente affini da essere predestinate. La metafora delle due parti di una mela, precedentemente divise, che riunendosi formano un tutt’uno: l’amore. Cosa c’è di più magicamente meraviglioso?

Eppure, io e la mia visione romantica dell’amore ci scontriamo con una differente prospettiva. E se nell’attesa di trovare l’altra perfetta metà della mela, ci si accontentasse di uno spicchietto o peggio si colmasse quel vuoto e quel senso di solitudine con un torsolo qualunque?

Mele che si accontentano

Siamo davvero destinati a trovare l’altra metà della mela o l’homo oeconomicus che è in noi spinge per la sopravvivenza? Insomma, è possibile usare razionalmente l’amore per convenienza?

Ragazzi se così è, allora non si può parlare d’amore. Sveglia! L’amore è lì pronto a cogliervi nel momento in cui meno ve l’aspettate e voi non potete trovarvi impreparati o peggio accoppiati alla mela sbagliata solo perché siete pigri, soli e tristi. L’amore è lì per prendervi per mano, per accompagnarvi nella più alta delle nuvole, lontani da ogni logica razionale lungo un viale di condivisione continua. Se l’altra metà della mela non dovesse combaciare perfettamente, immaginate le conseguenze: avere accanto un pezzetto di pomo che non condivide le vostre più grandi passioni, che non comprende le pazzie che vi rendono speciali, che non vi accompagna nei viaggi e nelle imprese incomprensibili alla ragionevolezza umana. Che ascolta semplicemente il silenzio di occhi vuoti e spenti.

Che siate un frutto acerbo o maturo, uno spicchio timido o una mela cotta non afferrate una persona qualsiasi per ingannare le lancette dell’orologio. Stringete a voi la metá perfetta, mordetela di baci e tenetela stretta a voi. Io lo sto già facendo.

Mele che si riuniscono

E per voi… che coss’è l’amor?

Vetrine per piccoli grandi blogger: il Leibster Award. (Ovvero come cascarci tutte le volte!)

Grazie a Wicked Magazine che ha avuto la simpatica trovata di nominarci per il Leibster Award, oggi cerchiamo di sparare a raffica dieci risposte perchè chiunque non ci conoscesse possa venirci a trovare tutte le volte che vorrà. Il Leibster Award altri non è che una nomination virale per dei blogger che hanno così la possibilità di parlare di sé e del blog che gestiscono in poche e concentrate parole per farsi conoscere ancor più nella piazza d’internet.

Poche le regole:

  • Ringraziare il blog che ti ha nominato.
  • Rispondere alle 10 domande.
  • Nominare altri 10 blog con meno di 200 follower.
  • Comunicare la nomination ai 10 blog scelti.

Bene! Cominciamo…

1) Perché avete aperto un blog?

Per emotività ed euforia. Da quando abbiamo deciso di sposarci, complici studi di settore e ottimi esempi da seguire, il nostro blog è oggetto delle nostre serate già da subito. Il motivo fondamentale è quello di cercar di renderlo una piattaforma d’incontro e conoscenza per chi parteciperà al nostro matrimonio dato che raduneremo a noi differenti amicizie sparse in Italia e non tutti ovviamente si conoscono tra loro. Non meno importante è la volontà di rendere accessibili le idee, i pensieri, i giorni che ci separano dal grande evento a genitori, parenti e amici data la distanza che viviamo, ed il telefono ammettiamolo… non ha tutta questa verve.

2) Ci parlate un po’ delle vostre passioni?

Ci accomunano differenti amori: quello per i viaggi, per la musica, per la lettura e per la cucina (formaggio a parte). Non a caso i momenti a cui pensiamo sempre con un pizzico di malinconia sono i viaggi, gite fuori porta comprese, in cui abbiamo goduti di ottimi pasti e stimolanti concerti.

3) Quanto pensate che i commenti e le interazioni siano utili per un blogger e in che modo?

Fondamentali! La risposta del pubblico è tutto ciò che stimola la fantasia all’atto della scrittura e a noi piace tremendamente fantasticare sull’impatto mediatico che un post possa avere su conoscenti e non. Il riscontro genera sempre l’input per l’articolo successivo. Guai no!

4) Di cosa parlate nel blog?

Agostodelduemilaquindici è palesemente un riferimento al mese e all’anno in cui ci sposeremo. Un cantiere aperto di idee, pensieri, progetti, note e prese per il culo sul mondo del wedding.

5) Avete creato un rapporto di amicizia con altri blogger? Vi siete mai conosciuti personalmente? 

Alcuni blogger li conosciamo già, fedeli a puntuali aperitivi da smisurati anni. In pochi però abbiamo avuto occasione di conoscerli personalmente, ma quando ce n’è stata data la possibilità è stato un gran piacere.

6) Come immaginate il vostro blog tra due anni? Vorreste vederlo crescere/cambiare e in che modo? 

Al momento non riusciamo a pensare su cosa potremmo mai scrivere tra due anni. L’unica certezza che ci vien da dare è che ovunque saremo continueremo ad occuparci del nostro blog.

7) La cosa che sapete fare meglio?

Amarci. E odiarci.

8) Quanto tempo dedicate al vostro blog?

Dipende dalle giornate. E’ difficile trovar del tempo per scrivere quotidianamente, ma siam sempre pronti a bozzare ogni spunto avuto al momento. Meraviglioso scoprir nello stesso istante le bozze dell’altro dopo svariate settimane di silenzio. Da queste parti quando arriva l’ispirazione prende a entrambi anche a chilometri di distanza…

9) Come nascono i vostri post?

Da letture, chiacchierate e dai matrimoni degli altri. Ma soprattutto dalle peggiori litigate!

10) Un saluto a chi legge…

Abbelli!!!

I nostri dieci:

Panestelle

Cup of brain

Principessa sul pisello

Opinioni di un tacco 12

I Brolli

Caramelle e Paturnie

Mare di foto

In punta di piedi

Giulialeagiorgi

Lovely Wedding

Non ce ne vogliate, ma così abbiamo un motivo in più per tornare a leggervi!

A Carnevale il mio scherzo vale

Vent’anni fa m’ammascherai pur’io!
E ancora tengo er grugno de cartone
che servì p’annisconne quello mio.
Sta da vent’anni sopra un credenzone
quela Maschera buffa, ch’è restata
sempre co’ la medesima espressione,
sempre co’ la medesima risata.
Una vorta je chiesi: E come fai
a conservà lo stesso bon umore
puro ne li momenti der dolore,
puro quanno me trovo fra li guai?
Felice te, che nun te cambi mai!
Felice te, che vivi senza core!
La Maschera rispose: E tu che piagni
che ce guadagni? Gnente! Ce guadagni
che la gente dirà: Povero diavolo,
te compatisco… me dispiace assai…
Ma, in fonno, credi, nun j’importa un cavolo!
Fa’ invece come me, ch’ho sempre riso:
e se te pija la malinconia
coprete er viso co’ la faccia mia
così la gente nun se scoccerà…
D’allora in poi nascónno li dolori
de dietro a un’allegia de cartapista
e passo per un celebre egoista
che se ne frega de l’umanità!

*****

E mo c’hai letto ‘sta poesia de Trilussa er poeta romano,
guarda ‘sta foto e ridi, ma ricordate de copritti la bocca co le mano!
E tu, amore mio che te senti sòlato,
pensa solo a quanto finora tu m’abbia amato…

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Francesco da coniglietto rosa

Wish list per il mio addio al nubilato

Del matrimonio, si sa, decide tutto la sposa, anche nella più liberale delle coppie. Dal vestito dello sposo agli invitati, dalle partecipazioni ai fiori. L’unica cosa che proprio è fuori dal controllo, maniaco e ossessivo, di una sposa compulsiva è il suo addio al nubilato (e ancora peggio l’addio al celibato, ma questo ahimè è un altro discorso e non ho davvero voce in capitolo).
È stato molto divertente, in questi giorni, notare una certa agitazione tra le mie amiche intente a ideare e pianificare quello che, se ho capito bene, sarà un viaggio (VI HO MAI DETTO CHE VI AMO AMICHE?).
L’ultimo viaggio da “nubile”. L’ultimo. L’ U L T I M O ! ! !
Questa parola mette parecchia ansia. Ci si sente come alla soglia del nuovo anno, di un compleanno o di uno spartiacque nella vita di una persona. Immagini quali sono le ultime cose che vorresti fare prima di… prima dei trenta, prima del 2016, prima di morire… Vabbè fortunatamente possiamo dire che è l’ultimo viaggio prima del matrimonio. Inizi a pensare agli obiettivi da raggiungere prima di quel giorno, ad avventure da vivere, a pazzie da fare, a liste a cui mettere la spunta.
Cosa vorrei fare prima delle nozze? E magari proprio durante il mio addio al nubilato? Ecco a voi la mia wish list:

1. Water jetpacks per sentirmi almeno un giorno come Wonder Woman;

Water Jetpacks

2. Tandem skydiving, da fare rigorosamente insieme, della serie mal comune mezzo gaudio, assolutamente no allo skydiving in solitaria, per non parlare del freefly perché al 9 agosto ci vorrei proprio arrivare;

Tandem Skydiving

3. Parasailing;

Parasailing
4. Zip line;

Zipline

5. Kite surf;

Kitesurfing
6. Immersioni;

7. Fly on a trapeze;

Trapeze

8. Tough Mudder. Cercatelo su google e poi ne parliamo. Solo per le più temerarie;

9. Surfing;

10. Pole dancing. Se ci è riuscita lei, possiamo farlo anche noi.

Pole dancing

L’abito. Riparliamone!

“Scegliere l’abito è una delle emozioni più grandi nella vita di una donna”. Me lo sarò sentito ripetere mille volte in questi giorni. “Appena lo indosserai, capirai subito che è quello giusto”. Fatto sta che dopo un mese e cinque atelier, ho le idee talmente confuse, tanto da essere lontana dalla prima idea di abito che avevo sognato per me.
Per far capire cosa la mia mente immaginasse, ad ogni appuntamento esordivo dicendo: “vorrei un abito che non sia da sposa, ma che comunque faccia capire a tutti che sono la sposa”. Sì, ho la guerra in testa e l’avevo ancor prima di cominciare questo tour di shopping in bianco, ma ora che la battaglia si fa più dura inizio a pensare di rispolverare vecchi abiti, magari quello della prima comunione!
Per non parlare poi delle emozioni… Ho sentito narrare storie di diverse generazioni commosse presenti alla prima prova. Mai nessuno ha osato immaginare di grasse risate fatte dai presenti, spiazzando così l’idea che la sfortunata sposa avesse della reazione da suscitare. Al posto delle lacrime, tre bocche aprivano il sipario a innumerevoli denti bianchi… Insomma faccio ridere anche la mamma!
Nel mio mondo fatto di indecisioni, l’unica certezza è l’aver deciso di mettere il velo… Almeno all’albero di Natale.

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Parliamo di cose serie: l’abito da sposa

Ricordate il post in cui vi ho raccontato la favola del “c’era una volta, in un magico mondo chiamato Roma Sposa, una povera ragazza in cerca del suo matrimonio incantato”?
Come tutte le favole, anche quella finì con un “…e vissero per sempre felici e contenti” sul divano di casa a sonnecchiare esausti.

La favola non svelò però un arcano segreto: la povera ragazza, senza capirne le ragioni, aveva preso un appuntamento con un atelier; “sì, tanto è a novembre, ci vuole così tanto tempo che chissà se sono ancora viva” pensai.
A novembre sono ancora viva e una telefonata mi ricorda l’appuntamento.
“Alle 16:00 in punto signorina mi raccomando”.
Vabbè! Raccatto le mie amiche che più felici non si può ed entriamo nel regno incantato fatto di batuffoli di pizzo e nuvole di seta e una vecchia strega all’ingresso: “Ciao bella, chi si sposa? Ah… sei te! Però non m’hai detto che vestito volevi al telefono!”.
“Signora davvero a me non l’ha chiesto nessuno”.
“Sì, ma lo dovevi dire tu”.
“Ok aspetto un’amica fuori che è meglio”.

Cominciamo con il piede sbagliato. Stefania non avere preconcetti. Sei con le tue amiche, sono felici ed emozionate, non fare storie. Non roviniamo questo pomeriggio.

La faccio breve. (Sento già che questo post sarà lunghissimo).

Una ragazza anoressica e molto gentile ci fa strada, fa sedere comodamente le mie amiche e mi chiude in una stanza. Capisco solo dopo un po’ che sarei stata sequestrata per due ore in una cella ricoperta di specchi a trenta gradi. Vabbè, ci sta, almeno simuliamo ‘sto nove agosto.

Cerchiamo di venirci incontro io, la povera ragazza con i preconcetti, e lei la mia commessa, quella magra magrissima che sa il fatto suo. Entriamo subito in sintonia.
La commessa comincia bene, in quarta. È una grande e fa notare i suoi 13 anni di esperienza. Mi riempie di complimenti.
“Sei bella, bellissima!”
“Grazie!” – Le dico onestamente quali credo siano i miei difetti e quali non vorrei far notare. Mi capisce al volo. Bene!
“Proviamo subito il vestito che ti piace.”
“Va bene.” Il vestito non è quello che mi piace, ma è carino. Lo provo per lei. Sento di dover ricambiare la sua gentilezza.
“Come ti vedi? Che emozioni provi?”
“Beh, non mi ci vedo proprio bene, non mi sento molto a mio agio” – Cosa avrei dovuto dirle? Che in realtà sembro una scema vestita come una dama dell’800 che sta andando a una festa di carnevale anni ’80 e che il vestito pesa assai?!
“Lo facciamo vedere alle tue amiche?”
“Ok certo.”
Lo vedono, lo commentano. Provano a fotografarlo, ma la mia commessa le bacchetta. Girano i tacchi e se ne vanno.
“Bene, che voto diamo a questo vestito?”
“Cara, non stiamo mica su Realtime!!!” – Sento sgretolare le certezze della nostra amicizia…

Ok, ne proviamo un altro. E un altro e un altro ancora.

Da dama dell’800 a caciocavallo il passo è breve. Perdo la mia amica commessa nel giro di due vestiti. Non mi fa provare quelli che mi piacciono, mi fa provare quelli in cui sembro evidentemente incinta. 5 mesi buoni! Con nonchalance parla di vestiti a sirena: Ok la 42! Anche la 44 va bene ma su una 48 diventano in realtà vestiti a balena (parole sue). Poi i complimenti diventano colossal delle stronzate “sei così bella che a te serve un abito che sia un contorno alla perfezione”. Se… ciaone! T’ho persa per sempre.

Per fortuna, nell’altra stanza le mie amiche mi comprendono e dispensano consigli: sembrano un centrifugato della mia mamma.

Per finire raggiungiamo l’apoteosi quando la mia ex amica commessa ben pensante crede che un velo possa smuovermi dentro quell’emozione che racchiudo sin da bambina: mi fa indossare il velo.. oooohhhhhhhhhhh!

In maniera surreale passiamo da un atelier romano a una pista da ballo delle tipiche feste anni ’70 con il trenino e alla consolle “Disco Samba” (per i più pe pe peppeppepe pe pe peppeppepe, o Brigitte Bardobardò o ancora Brasil…). Il velo non mi smuove nulla, ma mi fa danzare davanti allo specchio come se fossi la reincarnazione di Batman!

E poi la magia..mi fanno notare il mio fondoschiena. Alto, sodo, perfetto! Sono una strafiga pazzesca. Io sono JESSICA RABBIT! (Con tanto di coniglio… Ma questa è un’altra storia e dovrete attendere un altro post).

La verità sui post del blog: La guerra dei Roses

Quanto è bella la vita di coppia, vivalammmmore, due cuori e una capanna, iocheamosolote.

Io e F. siamo molto mielosi, cuoricinicuoricini al limite del diabete, in questa fase di preparativi poi non ti dico. Stiamo fondamentale sul cazzo a tutti. E quanto amore c’è lo vogliamo scrivere nel blog, così ci vedono tutti che ci amiamo. Ed è tutto molto bello.
E poi succede che quando dobbiamo scrivere qualcosa sul blog ci accendiamo, ci lanciamo sguardi pieni di odio, penso a dove abbiamo messo i coltelli e quanto tempo occorre perché io possa chiudermi in bagno per fare il remake di “Shining”.
Ok è vero. Io sono disordinata, lui ordinato. Io amante del chissenefrega, lui della precisione. Io scrivo, lui corregge. Si mette sulla cattedra e mi ricorda quella stronza della mia maestra che alle scuole elementari mi consegnava il compito pieno di correzioni con la penna rossa.
Succede che l’amore se ne va a farsi fottere e ci odiamo, pensiamo a come ucciderci, il sangue bolle e da Kubrick si passa a Sergio Leone. Un duello all’ultimo sangue, la tensione sale e abbiamo uno di fronte all’altra il peggior nemico di sempre.

…E stasera a fomentare le nostre divergenze c’è pure Roma-Inter!