Questione di proposte

Un tempo era la fuitina a sancire pubblicamente l’unione tra due aspiranti sposi. Cambiano i tempi, cambiano gli usi. La fuga romantica ha ceduto il posto a rituali meno sfacciati, ma ricchi di fantasia e creatività. Prima di convolare a nozze, infatti, i futuri coniugi devono scegliersi, amarsi, ma soprattutto dichiararsi. Ci sono coppie che decidono di sposarsi automaticamente, come se fosse un passo, deciso da entrambi, che semplicemente va fatto. Altri invece arrivano a un passo dal matrimonio attraverso la proposta. Romantica, eccessiva, pubblica o privata.
È facile. Una domanda e poi una risposta.
No, effettivamente non è tanto facile. Non è come chiedere “amore come stai?” o “ti sei tagliata i capelli?” No, questa domanda, in particolar modo, noi donne – comprese le anticonformiste e le ultras femministe – ce l’aspettiamo dalla quinta elementare. È una domanda fondamentale che presuppone una risposta ferma ed è su quella domanda che si baserà l’inizio della vita di coppia. Una sorta start up ufficiale del matrimonio che si fonda su quattro elementi essenziali.

1. La proposta: contano le parole. Nessuna canzone o poesia potrà mai far parlare il vostro cuore. Quello che pensate della vostra coppia, del vostro amore nasce e muore lì dentro. Quelle parole rimbomberanno nei momenti futuri anche a distanza di tempo.
2. La scelta del luogo, serve un’immagine, una fotografia che deve rimanere impressa nella memoria e nei ricordi.
3. Un anello di fidanzamento che mostri al pubblico che la mercanzia in vetrina non è più in vendita.
4. In ginocchio perché l’atto di sottomissione implica un sì a prescindere.

Noi abbiamo assistito a diverse proposte di matrimonio.
La prima, la più plateale, al concerto di Bruce Springsteen a Roma. Davanti a 35 mila persone, una ragazza mostra un cartello in inglese “se balli con me, il mio ragazzo mi sposa”. Bruce la prende tra la folla e la fa volteggiare sul palco.

La proposta al concerto di Springsteen

E poi dopo qualche mese all’uscita di un altro concerto, questa volta dei Pearl Jam a New York. Il ragazzo aspetta la sua lei all’uscita del Barckleys Center, la gente è ancora calda, canticchia le canzoni del gruppo, quando accorgendosi di quel che sta per avvenire si avvicina intorno al ragazzo creando un semicerchio nell’attesa di lei. Tante candele poggiate per terra, i suoi amici indossano ognuno una maglia con su scritta una parola fino a comporre la proposta: Will you marry me?

I propositori più arguti si fanno aiutare dalla rete, cercando su youtube e google consigli e curiosità da poter emulare per sorprendere la propria amata. Questo che vi propongo è quello che ha ispirato il mio futuro marito.

Proposta di matrimonio originale e collettiva

Ogni proposta è unica, così come lo è stata la mia..
Tutto è iniziato a Parigi, ai piedi della Torre Eiffel e poi su in cima, e ancora tra le vie profumate di baguette, per continuare sull’antico Pont Neuf, tra lucchetti e catene di amori passati, e in un ristorante messicano. In quei luoghi abbiamo cominciato a parlare di noi, di progetti, di futuro. Respiravamo l’aria dell’amour, inebriati dai sogni che costruivamo di passo in passo, sulla riva della Senna. Lì abbiamo preso in giro amici per le loro proposte di matrimonio plateali e fin troppo banali del repertorio immaginifico. Poi ho rovinato tutto perdendo tra quelle vie profumate tutti i documenti del mio non più futuro sposo.
Quell’uomo, però, ai difetti di una ragazza con la testa sulle nuvole, non ci ha voluto rinunciare e così ha scelto un luogo, si è inginocchiato e ha fatto parlare il suo amore.
Quel luogo e quelle parole, in quell’istante, non hanno provocato in me la reazione che avevo immaginato potesse scatenare una simile proposta. Nessuna lacrima, ma una felicità immensa e dilagante che si è manifestata in una sorriso pieno e vivo.
Quel luogo e quelle parole, ora, mi fanno rabbrividire e solleticano il cuore, facendomi arrossire quando racconto la nostra proposta.
Quel luogo e quelle parole, in futuro, mi ricorderanno l’inizio di una storia che dobbiamo ancora cominciare a vivere.

Post scriptum: la mercanzia non è più in vendita. Lo dico a tutti quelli che cercano un brillocco sul mio anulare non vedendone traccia!

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L’Ex Factor

Ci siamo. Quando decidemmo di metter su questo blog pensai: “prima o poi ci sarà qualcosa che mi spingerà a scrivere sull’elemento ex“. E con tutta sincerità credevo d’arrivarci con un po’ più di ritardo. Gioco ‘sta carta con almeno 12/14 mesi d’anticipo su quel che m’aspettassi, convinto che l’argomento ai più “l’elemento conflittuale per eccellenza” sarebbe toccato affrontarlo in concomitanza con la scelta definitiva degli invitati.
Ed invece quel qualcosa ha bussato alla nostra porta già qualche settimana fa ormai.
Certo che non sarebbe stato spinoso d’affrontare, forti anche di un rapporto lontano chilometri da qualsiasi tabù, l’elemento ex si è presentato ben più vigoroso alle nostre aspettative, pur non avendo intaccato minimamente la nostra serenità.
Il discorso è semplice e non lascia spazio ai “se” o ai “ma”… Quante possibilità diamo ai nostri precedenti d’esser presenti al nostro giorno X? E soprattutto le meteore d’una notte fanno o no parte del calderone ex?
Storielle o intere epoche vengono accomunate da un punto cruciale, ovvero quello di cercare fino in fondo di capire quanto queste persone facciano parte della nostra quotidianità, rispettosi del nostro quotidiano. Semplicemente dovremmo pensare con obiettività a quanto siano presenti nella nostra vita di tutti i giorni, se abbiamo piacere nel raccontarci le rispettive vite, se ci sono occasioni di condividere cene, cinema o altri impegni in coppia, se il nostro o la nostra partner attuale non sono un tabù. Ma soprattutto se alcuno sguardo, alcuna frecciatina, non ci lascino intuire che qualche “ricaduta” occasionale sia cosa gradita. Ancor più se quello sguardo furtivo, quella frecciatina, non sia lanciata da noi in primis.
Bene, se qualsiasi di queste cose ci fa storcere il naso possiamo già archiviare il pensiero e convolare in santa pace, limitandoci poi a far intravedere più o meno volutamente qualche foto pubblicata sui vari social…
In caso contrario – avendo l’ex nel giro d’amicizie collaudate della coppia – essendo il nostro matrimonio un’occasione da condividere con chi realmente ci ama e vorrebbe non mancare all’ufficialità dell’unione, un posto a tavola non lo si può proprio negare.
Attenzione solo a non riempire troppo i bicchieri prima di far fare loro un brindisi del tutto inappropriato!